11-1-1999

 

Tributo minimo a Fabrizio De Andrč

 

"Mi sono visto di spalle che partivo".

Chissą se ti č accaduto davvero

questa notte di un triste, doloroso, indimenticabile inverno.

Ti ho visto per l’ultima volta quest’estate a Nuoro

eri felice

e forse sapevi gią che i sardi,

i "tuoi" sardi,

ti ascoltavano per l’ultima volta.

Ma non sei morto

non potresti mai.

Solo la carne muore, mai l’arte.

Come potrebbe, infatti, morire una canzone o un libro o una poesia?

E poi la morte ti era amica:

quante volte ci hai giocato

e quante altre l’hai avuta come compagna di poesia?

Questo č il destino dei Grandi e dei giusti,

questo č il tuo destino:

sopravvivere alla morte.

Non ho voglia,

non ascolterņ le inutili, vane parole

che riempiranno la bocca

di mille opinionisti del dolore,

che, ipocriti, si affaticheranno ad incensarti.

E’ il momento del silenzio

E forse anche queste mie modestissime righe

fanno gią troppo chiasso.

 

 

Antonello Picci