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Intoccabile. La Joan of Arc di Leonard Cohen č l'eroina stessa della passione. Precede il fuoco col suo incedere maestoso e fragile, lei Pulzella a Cavallo, capace di domare la pulsione stessa delle fiamme, incastonata nell'armatura di battaglia.

"Nessuna Luna per la corazza ed il manto, nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco".

Nata per essere il "legno" del fuoco, predestinata ma viva, concreta, inquieta. Come un'antica vestale, intatta ed invitta all'amore dell'uomo, dedita unicamente ad altro, alla sua morte-metafora, le sue nozze col fuoco, compagna delle fiamme in eterno. All'uomo non rimane che piangerla, attingere da lei quel desiderio non consumato d'amore-passione, intensissimo e solo sfiorato.

E' la pių alta delle passioni umane, e di umano Giovanna ha tutto: la corazza dell'uomo, la debolezza della donna, la fatalitā del martirio, la carnalitā del fuoco. Cohen cosė la descrisse.

Quando Fabrizio ebbe la conoscenza della Joan of Arc di Cohen (leggenda vuole che Francesco De Gregori fece ascoltare Cohen a Fabrizio) si scatenarono proprio quei desideri e quelle pulsioni autentiche che mossero l'autore originale. Non č un caso, infatti, che Giovanna d'Arco faccia parte di "Canzoni" (1974), che comprende anche Suzanne, la Signora del porto, l'incantatrice che guida i suoi amanti su lunghezze d'onda dolcissime e superiori.

Il rapporto col testo originale, tuttavia, fu travagliato. La Giovanna di Cohen conteneva infatti una strofa in pių. Era la strofa finale, la chiusa della canzone. Fabrizio fece una prima, filologicamente fedele, traduzione. L'ultima strofa veniva cosė: "E fu dal profondo del suo cuore rovente/ che lui prese Giovanna e la colpė nel segno/ e lei capė chiaramente/ che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno./ Ho visto la gloria del tuo dolore/ ho visto la gioia nel tuo sguardo raggiante/ anche io vorrei luce d'amore/ ma se arriva dev'essere sempre sė crudele e accecante?".

Questa versione fu incisa su vinile, ma l'ultima parte continuava a non convincere Fabrizio. Il suo testo sapeva troppo di traduzione e non di versione autentica (nel '91 sul punto dirā "Lo scemo che traduce male Cohen"). Era come se si appesantissero le pulsioni di Giovanna: le fiamme si attenuavano, persino il legno sapeva di bagnato; ed uno spirito libero come quello di Fabrizio non poteva subire tutto questo.

Fu l'ultima battaglia di Giovanna, fu canzone volutamente tronca, liberata lassų, sulla pira dove "la colpė nel segno e lei capė chiaramente che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno".